Sanzioni antiriciclaggio in Spagna: cosa aumenta l’esposizione e cosa la riduce
Il pacchetto antiriciclaggio europeo ha alzato in modo sostanziale il tetto sanzionatorio, e la riforma spagnola concentra il potere di irrogare le sanzioni nello stesso organismo che ispeziona. Questo doppio movimento ha generato parecchio allarme nel settore, non sempre ben indirizzato: ciò che determina l’esposizione reale di un ente non è il tetto della scala, ma il punto della scala in cui la sua situazione lo colloca.
Il tetto e la realtà
Il quadro europeo obbliga gli Stati membri a prevedere, per le violazioni gravi, reiterate o sistematiche, sanzioni massime di almeno dieci milioni di euro o il dieci per cento del fatturato annuo per le persone giuridiche, applicando l’importo più elevato. È un minimo che la norma nazionale deve garantire. Ma conviene leggere bene l’ipotesi: gravi, reiterate o sistematiche. La stragrande maggioranza dei rilievi di un’ispezione ordinaria non rientra in questa descrizione e si risolve in gradini molto precedenti: raccomandazione, richiesta di adeguamento, ammonimento.
Ciò che spinge verso l’alto nella scala
Tre cose, in quest’ordine. La prima è lo schema ricorrente: un fascicolo incompleto è un errore, venti con la stessa carenza dimostrano un difetto di sistema, e il campionamento è pensato proprio per distinguerli. La seconda è la reiterazione: un rilievo segnalato in un intervento precedente e non corretto trasforma qualsiasi irregolarità successiva in ripetizione della condotta. E la terza è la mancata collaborazione durante l’ispezione, che inoltre costituisce una violazione autonoma a prescindere da quanto sia solido il merito della questione.
Ciò che spinge verso il basso
Qui c’è la parte su cui si può agire, ed è quella più sprecata. La circostanza attenuante con più peso pratico è l’adeguamento spontaneo: aver individuato un problema, averlo documentato e corretto di propria iniziativa, con data, prima che lo rilevi l’autorità di vigilanza. Cambia la natura dell’intero confronto. A questo si aggiungono la collaborazione attiva, l’esistenza di un sistema di controllo efficace nonostante la carenza puntuale e l’assenza di vantaggio ottenuto e di danno causato.
La multa di solito non è la cosa peggiore
Per molti enti l’impatto economico della sanzione è minore di quello delle misure che la accompagnano. L’ammonimento pubblico ha effetti che superano di molto l’importo: rapporti bancari che vengono rivisti, gare che si perdono, controparti che ci ripensano. Il divieto temporaneo di ricoprire cariche riguarda persone specifiche e può costringere a cambiare l’organo di amministrazione. E per i soggetti obbligati sottoposti ad autorizzazione, una violazione strutturale può finire per toccare la stessa licenza, ed è allora che un problema di compliance diventa un problema esistenziale.
Sanzioni antiriciclaggio
Multe antiriciclaggio
ANIFI
Regime sanzionatorio
Reiterazione
Adeguamento spontaneo
Ammonimento pubblico
Responsabilità degli amministratori
Ostruzione
Piano di adeguamento
AMLD6
Soggetti obbligati