Il gruppo che vuole una società propria in Spagna
«Copriamo la Spagna dalla capogruppo, ma il business locale ormai richiede bilancio, marchio e decisioni proprie. Vogliamo capire che cosa comporta davvero una compagnia spagnola.»
Prima della domanda, la decisione: ti serve assicurare o ti basta distribuire? Se devi davvero trattenere il rischio, costruiamo la domanda di autorizzazione che esamina la DGSFP: rami richiesti, forma giuridica, sistema di governance con le sue funzioni chiave, politica di investimento e un business plan che regga alle domande.
Ti serve una compagnia assicurativa? Diagnosi normativa gratuita
Raccontaci quale rischio vuoi coprire, per chi e con quale capitale. Ti diciamo se la strada è la licenza, l’acquisto di una società già autorizzata, la sottoscrizione per conto terzi o la distribuzione.
La domanda di autorizzazione di una compagnia assicurativa si vince prima di scriverla. Prima si decidono il modello e la via d’ingresso; poi si costruiscono i blocchi che la DGSFP mette a confronto uno con l’altro.
Chiedere la licenza significa accettare un regime completo fin dal primo giorno: requisiti di capitale sensibili al rischio, valutazione di attività e passività, funzioni chiave, ORSA e reporting periodico all’autorità di vigilanza. Meglio vedere la destinazione prima di firmare il viaggio.
Rilevare una società con licenza attiva fa risparmiare la domanda di costituzione, ma apre un altro fronte: due diligence regolamentare, portafoglio e riserve ereditati e valutazione preventiva dell’autorità di vigilanza sulla partecipazione significativa che acquisisci.
Consiglio, direzione effettiva e titolari delle funzioni chiave: onorabilità, qualifiche e impegno reale, documentati prima di presentare qualsiasi cosa.
Attuariale, compliance, internal audit o gestione dei sinistri in mano a terzi: l’autorità di vigilanza ammette la delega del compito, mai della responsabilità.
Agenti, bancassicurazione, broker o vendita diretta. Il canale incide sul costo di acquisizione nel business plan e sui tuoi obblighi di condotta ai sensi della IDD.
L’attività assicurativa rientra nell’elenco dei soggetti obbligati dell’articolo 2 della Legge 10/2010 nei termini fissati dalla norma: manuale antiriciclaggio, adeguata verifica della clientela e organo di controllo interno.
Quattro situazioni che vediamo ripetersi. In due la conversazione finisce con una licenza; nelle altre due, con una via decisamente più breve.
«Copriamo la Spagna dalla capogruppo, ma il business locale ormai richiede bilancio, marchio e decisioni proprie. Vogliamo capire che cosa comporta davvero una compagnia spagnola.»
«Sottoscriviamo con la capacità di terzi e il margine tecnico resta alla compagnia. Il dubbio è se trattenere rischio proprio compensi il salto regolamentare che comporta.»
«Ho capitale e un team. Quello che non ho chiaro è se convenga chiedere una licenza nuova o comprare una piccola compagnia con i rami già autorizzati e un portafoglio già avviato.»
«Paghiamo premi altissimi per un rischio che conosciamo meglio del nostro assicuratore. Vogliamo capire se una struttura assicurativa propria abbia senso o sia solo over-engineering.»
Non sono difetti di forma che si correggono con un’integrazione: sono decisioni prese all’inizio che poi non si riescono più a difendere davanti alla DGSFP.
Chiedere rami «per sicurezza»: ogni ramo richiesto porta con sé un proprio livello di requisiti —capitale, riserve tecniche, capacità attuariale e programma di riassicurazione—. Un ventaglio ampio per «avere margine» rende più costosa la domanda e obbliga a giustificare un business che ancora non esiste.
Un business plan commerciale, non tecnico: proiezioni dei premi senza ipotesi di sinistralità, spese, riassicurazione né solvibilità prospettica. È il punto in cui si arenano più domande, perché l’autorità di vigilanza legge davvero il piano e ne confronta le cifre con il resto della documentazione.
Un sistema di governance solo sulla carta: funzioni chiave assegnate a nominativi senza tempo, senza indipendenza e senza piano di lavoro. Lo si nota già alla prima riunione e da lì in avanti tutta la documentazione viene letta con la lente d’ingrandimento.
| Percorso | Chi trattiene il rischio | Che cosa richiede |
|---|---|---|
| Impresa di assicurazione | Tu. Il rischio entra nel tuo bilancio e nelle tue riserve tecniche. | Autorizzazione preventiva della DGSFP per rami, capitale negli importi fissati dalla normativa, sistema di governance completo e regime Solvency II fin dall’avvio dell’attività. |
| Agenzia di sottoscrizione | La compagnia che ti delega la facoltà di sottoscrivere; tu operi entro i suoi limiti. | Accordo di delega con una compagnia autorizzata, controllo rigoroso della sottoscrizione e regime che la normativa prevede per questa figura. Nessun bilancio assicurativo proprio. |
| Distribuzione: broker o agente | La compagnia. Tu intermedi, consigli e incassi la provvigione. | Iscrizione nel registro amministrativo, formazione certificata e obblighi di condotta della IDD e del Real Decreto-ley 3/2020. Requisiti molto inferiori a quelli di una licenza assicurativa. |
Analizziamo quale rischio vuoi coprire, con quale capitale e in che tempi, e ti diciamo se il progetto richiede l’autorizzazione della DGSFP, l’acquisto di una compagnia autorizzata, un accordo di sottoscrizione con una compagnia o la semplice distribuzione. Se serve la licenza, costruiamo la domanda completa e la sosteniamo fino all’avvio dell’attività.
In molti progetti, no. Se vuoi vendere coperture, puoi farlo come broker o agente senza trattenere rischio, con un regime molto più leggero: lo spieghiamo in distribuzione assicurativa ai sensi della IDD e in broker assicurativo.
La licenza assicurativa si giustifica solo quando vuoi trattenere il rischio nel tuo bilancio: tenerti il margine tecnico, progettare un prodotto proprio senza dipendere dalla capacità di un terzo e costruire valore su quel portafoglio. Se il tuo piano è distribuire con marchio proprio, esistono scorciatoie legittime.
Non pubblichiamo una cifra perché dipende dai rami che richiedi: la normativa fissa un capitale sociale minimo e un fondo minimo del capitale di garanzia in funzione dei rami autorizzati, e su questo si sovrappone il requisito prudenziale di Solvency II, sensibile al rischio reale del tuo portafoglio.
La lettura pratica: il capitale d’ingresso raramente è il numero che conta. Conta il capitale che devi mantenere mentre cresci, e lo determina il tuo business plan. Lo calcoliamo con te prima di impegnare qualsiasi cosa.
Quelli che sfrutterai davvero nei primi esercizi, nemmeno uno di più. L’autorizzazione viene concessa per rami e ciascuno porta con sé requisiti propri: capitale, riserve tecniche, basi tecniche, capacità attuariale e riassicurazione adeguata.
Inoltre, la normativa separa l’attività vita da quella danni, con le eccezioni che essa stessa prevede. Chiedere un ventaglio ampio «per non dover più tornare qui» è l’errore più costoso: allunga la domanda, aumenta il capitale e obbliga a giustificare un business che non è nel tuo piano. Anche ampliare i rami in seguito richiede una procedura apposita.
Il termine di risoluzione è quello fissato dalla normativa e non diamo stime: sarebbe irresponsabile e, soprattutto, inutile. Ciò che decide il calendario reale di un progetto assicurativo non è il termine legale, ma quanti giri di richieste di informazioni genera la tua domanda.
Un business plan con ipotesi tracciabili, funzioni chiave con titolari reali e una politica di investimento coerente con le passività riducono quei giri. Una domanda fatta con il modello standard li moltiplica. Nella nostra esperienza è lì —e non nel registro di ingresso— che si guadagna o si perde mezzo anno.
Perché è la parte che dimostra che l’impresa sa gestirsi da sola. Solvency II richiede un sistema di governance efficace: un organo di amministrazione competente, direzione effettiva affidata a persone idonee, politiche scritte che vengono applicate e le funzioni chiave —gestione dei rischi, attuariale, verifica della conformità e internal audit— con titolari, mezzi e riporto al consiglio.
La DGSFP non valuta organigrammi eleganti: valuta se quelle funzioni hanno tempo, indipendenza e capacità di dire di no. Prepariamo quell’architettura e la documentazione sui requisiti di onorabilità e professionalità degli alti dirigenti che la supporta.
Sì, e in alcuni progetti è la via più ragionevole: compri una licenza attiva, rami già autorizzati e una struttura funzionante. In cambio erediti il portafoglio, le riserve e lo storico di compliance dell’impresa, quindi la due diligence regolamentare pesa quanto quella finanziaria.
L’operazione non è libera: acquisire una partecipazione significativa —soglia generale del 10%, con soglie successive del 20%, 30% e 50%— richiede la valutazione preventiva dell’autorità di vigilanza sull’acquirente. Lo approfondiamo in acquistare un’impresa regolamentata e in partecipazione significativa.
Guarda se il business che descrivi può esistere. Cioè: premi previsti per ramo e canale, ipotesi di sinistralità, costi di acquisizione e amministrazione, programma di riassicurazione, riserve tecniche, evoluzione dei fondi propri e della copertura di capitale, e tesoreria.
Ciò che viene penalizzato di più non è un’ipotesi ottimistica, ma un’ipotesi senza tracciabilità: cifre che non si possono ricostruire né far quadrare con il resto della domanda. Se il canale del piano non coincide con i contratti di distribuzione, o la riassicurazione non regge la crescita prevista, la richiesta di informazioni arriva di sicuro.
No. L’attività assicurativa è riservata a imprese autorizzate e iscritte: assumere la copertura di rischi senza autorizzazione ti espone al regime sanzionatorio della Legge 20/2015, a problemi di validità di quanto contrattato e a un danno reputazionale che complica anche la domanda in corso.
Quello che puoi fare nel frattempo: costituire la società, completare il team, negoziare riassicurazione e accordi di distribuzione, sviluppare la tecnologia e preparare il prodotto. E se ti serve fatturare da subito, esiste la via intermedia di distribuire o sottoscrivere per conto di una compagnia autorizzata.
Cambia parecchio. Un prodotto unit linked o qualsiasi altro prodotto di investimento assicurativo (IBIP) aggiunge al regime assicurativo uno strato di regole di condotta molto esigente: valutazioni del cliente analoghe a quelle MiFID, KID dei PRIIPs, controllo di costi e incentivi e governo del prodotto.
Questo condiziona la domanda fin dalla progettazione: politica di investimento, canale e documentazione precontrattuale devono essere allineati. Lo sviluppiamo in IBIP e unit linked.
Autorizzare una compagnia assicurativa non significa compilare un lungo modulo: significa dimostrare che il business è tecnicamente sostenibile e che l’impresa saprà governarsi. Questo è il percorso che seguiamo.
Prima di spendere un euro nella domanda, mettiamo i numeri sulle quattro vie: nuova licenza, acquisto di un’impresa autorizzata, sottoscrizione delegata per conto di un terzo o pura distribuzione. Molti progetti escono da qui con un piano più economico e più rapido.
Rami, forma giuridica, compagine societaria, capitale, sistema di governance con le sue funzioni chiave, basi tecniche, riassicurazione, politica di investimento e business plan. Tutto deve raccontare la stessa storia: la DGSFP incrocia ogni blocco con gli altri.
Risposta alle richieste di informazioni, iscrizione nel registro e avvio del regime che parte dal giorno dell’iscrizione: calcolo e copertura del capitale, reporting, ORSA, controllo interno e rispetto continuo degli obblighi di condotta e AML/CFT.
Se vuoi vedere prima il regime che assumi, parti da Solvency II. E se preferisci esplorare la scorciatoia, leggi acquistare un’impresa regolamentata.
Questi termini compaiono nella domanda, nelle richieste di informazioni e nella tua operatività quotidiana. Usarli con precisione fa risparmiare riunioni ed evita equivoci costosi.
Legge di ordinamento, vigilanza e solvibilità delle imprese di assicurazione e riassicurazione. Fissa il regime di accesso all’attività, la vigilanza e il regime sanzionatorio.
Regolamento di attuazione della LOSSEAR: precisa i requisiti della domanda, il sistema di governance, gli investimenti, le riserve e il regime di informativa.
Autorizza, iscrive e vigila le imprese di assicurazione e riassicurazione spagnole, oltre ai distributori assicurativi.
Categoria di rischi per la quale viene concessa la licenza. L’impresa può operare solo nei rami autorizzati; ampliarli richiede una nuova procedura.
Soglia assoluta di capitale al di sotto della quale l’impresa non può operare, indipendentemente dal risultato del calcolo sensibile al rischio.
Le funzioni che sorreggono il sistema di governance di Solvency II. Richiedono un titolare idoneo, mezzi, indipendenza e riporto all’organo di amministrazione.
Importo che l’impresa accantona per far fronte agli impegni assunti nei confronti di contraenti e beneficiari, valutato secondo il quadro di Solvency II.
Regola che ordina la politica di investimento: solo attività i cui rischi l’impresa sia in grado di individuare, misurare, monitorare e controllare, congruenti con i suoi obblighi.
Figura che sottoscrive rischi per conto di un’impresa di assicurazione che le delega tale facoltà, entro i limiti dell’accordo e del regime applicabile.
Rami richiesti coerenti con prodotto, canale e business plan, senza estensioni che nessuno sfrutterà nei primi esercizi.
Relazione descrittiva per ramo, condizioni generali di polizza e note tecniche, tariffe, accordi o lettere di intenti con il canale e dettaglio del mercato di riferimento.
Forma societaria ammessa dalla LOSSEAR, oggetto sociale adeguato all’attività assicurativa, capitale dimostrato negli importi fissati dalla normativa e soci idonei.
Bozza di statuto, certificazione del versamento, tabella della compagine societaria con titolari effettivi, documentazione sull’origine dei fondi e pratiche di partecipazione significativa.
Organo di amministrazione competente, direzione effettiva affidata a persone idonee e funzioni chiave con titolare, mezzi, indipendenza e linea di riporto al consiglio.
Organigramma con l’impegno di tempo per persona, questionari di idoneità e CV documentati, politiche di governance scritte e piani di lavoro di ogni funzione chiave.
Tariffazione sostenibile, calcolo delle riserve tecniche conforme al quadro normativo e un programma di riassicurazione che regga la crescita e i picchi di sinistralità.
Relazione della funzione attuariale, note tecniche, ipotesi di sinistralità con la relativa fonte, contratti o slip di riassicurazione e analisi delle controparti.
Investimenti secondo il principio di prudenza e congruenti con le passività, e proiezioni che mantengano la copertura del capitale sia nello scenario base sia in quello avverso.
Politica di investimento approvata dal consiglio, modello finanziario con ipotesi tracciabili per ramo e canale, proiezione dei fondi propri e analisi degli scenari.
Se ti riconosci in due o più, conviene fermarsi e rivedere l’impostazione prima di presentarti al registro della DGSFP.
Costituire una compagnia assicurativa è l’opzione più costosa e più lenta tra quelle che hai sul tavolo. Prima di impegnare capitale, team e una parte enorme del tuo calendario, vale la pena guardare in faccia le alternative: distribuire senza trattenere rischio, entrare in Spagna da una compagnia già autorizzata nell’UE o inquadrare il prodotto in una figura diversa.
Il broker vende, consiglia e incassa la provvigione senza mettere in gioco il proprio bilancio. Se il tuo vantaggio sta nell’acquisizione dei clienti e non nella tecnica, questa è la via rapida.
Se il gruppo ha già una compagnia autorizzata nell’UE, forse non ti serve una società spagnola: valuta la libera prestazione di servizi o la succursale.
Gli IBIP aggiungono uno strato di regole di condotta analogo a MiFID, KID dei PRIIPs e controllo dei costi. Conviene progettarlo prima di fissare i rami.
Raccogliere depositi o concedere credito in modo abituale è un’altra pratica e un’altra autorità di vigilanza. Confronta lo sforzo prima di scegliere la licenza.
Se hai già chiaro che la licenza è la strada, partiamo dalla diagnosi tecnica. E se non lo è ancora, leggi acquistare un’impresa regolamentata, la distribuzione assicurativa ai sensi della IDD o il quadro di Solvency II che erediterai in ogni caso.
Raccontaci quali rischi vuoi sottoscrivere e di quale capitale disponi, e ti diciamo se il progetto richiede una licenza assicurativa o se esiste una via più breve e più economica.
Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2026
Costituire una compagnia assicurativa in Spagna richiede l’autorizzazione amministrativa preventiva della Direzione generale delle assicurazioni e dei fondi pensione (DGSFP) e l’iscrizione nel registro corrispondente. Il quadro è la Legge 20/2015 (LOSSEAR), attuata dal RD 1060/2015 (ROSSEAR), e al di sopra di entrambe il regime europeo di Solvency II. È un progetto lungo, costoso e con molta ingegneria tecnica alle spalle, quindi la prima domanda utile non è come si chiede la licenza, ma se il tuo business ha davvero bisogno di trattenere rischio assicurativo.
Il business assicurativo ha più livelli e uno solo obbliga a chiedere questa licenza. Se il tuo progetto intermedia —vende polizze altrui, consiglia e incassa la provvigione— sei nel campo della distribuzione: broker, agente o operatore di bancassicurazione, con iscrizione nel registro, formazione e obblighi di condotta ai sensi della IDD, ma senza bilancio assicurativo né requisiti di solvibilità. Se il tuo progetto sottoscrive per conto di una compagnia che ti delega questa facoltà, controlli prodotto e prezzo entro i limiti pattuiti e il rischio resta nel bilancio dell’impresa che ti dà la capacità. Se invece vuoi tenerti il margine tecnico e costruire valore su un portafoglio proprio, allora sì: serve la licenza. E resta ancora una quarta via, che è non costruirla: acquistare un’impresa già autorizzata con i suoi rami attivi, oppure entrare nel mercato spagnolo da una compagnia del gruppo autorizzata in un altro Stato membro tramite libera prestazione di servizi o succursale. Le quattro opzioni hanno costi regolamentari radicalmente diversi, e la differenza tra scegliere bene e scegliere per inerzia si misura in interi esercizi di tesoreria. Questa pagina esiste perché tu prenda quella decisione con i dati, non con l’entusiasmo: se dopo l’analisi la risposta resta la licenza propria, la domanda vale la pena e si può costruire bene.
L’autorizzazione viene concessa per rami, ed è la decisione che più condiziona il costo del progetto. Ogni ramo porta con sé requisiti propri: capitale, riserve tecniche, basi tecniche, capacità attuariale e un programma di riassicurazione proporzionato. Inoltre la normativa separa l’attività vita da quella danni, con le eccezioni che essa stessa prevede, per cui il ventaglio dei rami non è una casella in più del modulo ma una decisione strutturale. Chiedere troppo «per non dover più tornare qui» allunga l’iter e obbliga a giustificare un business che non è nel piano; anche l’ampliamento successivo dei rami richiede una procedura, ed è un percorso prevedibile. Quanto alla forma giuridica, la LOSSEAR ammette un elenco chiuso —società per azioni, mutua, società cooperativa e mutualità di previdenza sociale, a seconda dei casi— con un oggetto sociale limitato all’attività assicurativa e alle operazioni che la norma consente. E quanto alla compagine societaria, l’autorità di vigilanza guarda chi c’è dietro: onorabilità e solidità dei soci, struttura del gruppo, titolari effettivi e origine dei fondi conferiti. Chi raggiunge una partecipazione significativa —soglia generale del 10%, con soglie successive del 20%, 30% e 50%— è sottoposto a valutazione preventiva. Preparare tardi questo blocco è una delle cause più comuni di ritardo, perché dipende da terzi che non rispondono al ritmo del progetto.
Il blocco della governance è quello che dimostra che l’impresa saprà gestirsi da sola, e per questo concentra buona parte dell’esame. Solvency II richiede un sistema di governance efficace: organo di amministrazione con competenza collettiva sufficiente, direzione effettiva affidata a persone idonee, politiche scritte approvate e riviste, e le funzioni chiave —gestione dei rischi, attuariale, verifica della conformità e internal audit— con titolare designato, mezzi assegnati, indipendenza e linea di riporto al consiglio. La DGSFP non valuta organigrammi: valuta l’impegno reale, la capacità tecnica e il margine per dissentire. Se una funzione viene esternalizzata, la delega deve rispettare il regime di esternalizzazione delle funzioni critiche, con contratto, controllo e responsabilità che restano tuoi. Accanto alla governance c’è la politica di investimento, che si regge sul principio della persona prudente: non esiste un elenco chiuso di attività idonee, ma l’obbligo di investire solo in ciò di cui l’impresa sa individuare, misurare, monitorare e controllare i rischi, con congruenza rispetto agli obblighi assunti e con la liquidità richiesta dalle passività. Va inoltre ricordato che la revisione di Solvency II è stata pubblicata all’inizio del 2025, con applicazione prevista nel 2027, e che rafforza la proporzionalità per le imprese piccole e non complesse: un progetto nuovo dovrebbe già essere pensato guardando a quel quadro. Tutto questo si dimostra con evidenze: verbali, politiche con versioni controllate, piani di lavoro e relazioni sui requisiti di onorabilità e professionalità.
È qui che si separano i progetti seri da quelli che non lo sono. Il business plan di una compagnia assicurativa non è un documento commerciale: è un modello tecnico che deve spiegare, ramo per ramo e canale per canale, i premi previsti, le ipotesi di sinistralità con la relativa fonte, i costi di acquisizione e amministrazione, il programma di riassicurazione, l’evoluzione delle riserve tecniche, la proiezione dei fondi propri e della copertura del capitale, e la tesoreria del periodo, nei termini e con l’orizzonte richiesti dalla normativa. Deve includere inoltre scenari avversi: che cosa succede se la sinistralità si discosta, se la crescita ritarda o se la riassicurazione rincara. Ciò che viene penalizzato non è un’ipotesi ambiziosa, ma un’ipotesi che nessuno riesce a ricostruire né a far quadrare con il resto della domanda: se il canale del piano non coincide con gli accordi di distribuzione, o il capitale non regge il volume previsto, la richiesta di informazioni è inevitabile. Il nostro lavoro consiste nel fare in modo che ogni cifra del modello abbia alle spalle un documento, e che piano, note tecniche, riassicurazione e politica di investimento raccontino esattamente la stessa storia. È lo standard di una domanda che regge una richiesta di informazioni e, dopo l’iscrizione, la prima verifica di vigilanza.
Questo contenuto ha carattere divulgativo e non costituisce consulenza legale. La normativa citata potrebbe essere stata modificata dopo la data di aggiornamento indicata: verifica sempre la versione in vigore oppure contattaci per analizzare il tuo caso concreto.
Normativa di riferimento, con link al testo ufficiale:
Normativa e link verificati a .