Comprare casa con criptovalute in Spagna: notaio, banca e imposte
Comprare una casa con denaro proveniente da criptovalute è legale in Spagna. La questione non è se si può, ma come si dimostra l’origine dei fondi davanti a chi interviene nell’acquisto: la banca, il notaio e, se c’è, l’agenzia immobiliare. Tutti sono soggetti obbligati della Legge 10/2010 sulla prevenzione del riciclaggio di denaro.
Pagare in euro o pagare in criptovalute
Di solito si vendono le criptovalute, si portano gli euro in banca e si paga con bonifico. Se il venditore accetta di ricevere criptovalute, la Direzione generale dei tributi considera l’operazione una permuta (consulta V0935-25), perché le criptovalute non sono moneta avente corso legale. In quel caso bisogna fissare il valore in euro di ciò che si consegna alla data dell’atto.
Il ruolo del notaio
Negli atti di trasferimento di immobili, il notaio identifica i mezzi di pagamento utilizzati (art. 24 della Legge sul Notariato). Se le parti non li identificano, lo fa risultare nell’atto e lo comunica all’organo competente del Consiglio generale del Notariato. Per questo conviene arrivare alla firma con il certificato sulle criptovalute e i giustificativi già pronti.
Imposte
Chi vende o consegna le proprie criptovalute per pagare la casa ottiene una plusvalenza o minusvalenza patrimoniale che si dichiara nell’IRPF. L’acquisto della casa è soggetto a ITP se è usata, oppure a IVA e AJD se è nuova. Se non si può dimostrare l’origine di alcuni beni, il fisco spagnolo può trattarli come plusvalenza patrimoniale non giustificata.
Legge 10/2010
Legge sul Notariato
Permuta
DGT V0935-25
IRPF
ITP
Origine dei fondi
Arras